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“I Riciclati della Vergogna: il ritorno dei traditori in giacca pulita”

March 25, 2025March 25, 2025 By admin

Miccichè dimezzato: quando l’arroganza politica non conosce vergogna

Un capitolo di storia siciliana che ogni cittadino dovrebbe conoscere

Gianfranco Miccichè, volto storico della politica siciliana, è tornato ancora una volta a giocare la carta del “nuovo”, presentando insieme a Raffaele Lombardo e Roberto Lagalla un nuovo movimento: Grande Sicilia.

Ma chi conosce la storia recente sa bene che non c’è nulla di nuovo, e che Miccichè ha fatto sempre lo stesso gioco: creare contenitori politici alternativi, ma senza mai separarsi davvero dal sistema marcio che ha contribuito a costruire.

Una strategia già vista: fingere il cambiamento, mantenere il potere

Negli anni, Gianfranco Miccichè ha creato, smontato, rinominato e manipolato sigle politiche, ma non si è mai realmente staccato da Forza Italia, il partito che ha fondato con Berlusconi. Ogni “nuovo” partito, ogni “cambio di casacca”, è stato solo uno strumento per raccogliere i voti degli scontenti, per attirare chi non si riconosceva più nei partiti tradizionali.

È una strategia sporca, ma efficace: approfittarsi della sfiducia popolare, illudere chi ha perso la speranza, dare una vernice nuova a volti vecchi.

Chi lo conosce sa bene: Miccichè è un maestro nel camuffarsi da opposizione mentre resta alleato del potere.

Il partito dei non votanti: la vera maggioranza

Oggi, in Sicilia come in tutta Italia, il partito più grande è quello di chi non va più a votare. Milioni di cittadini hanno perso la fiducia, non perché non gli importi, ma perché non vogliono più essere presi in giro.

Miccichè lo sa bene. E proprio per questo prova, ancora una volta, a “catturare” il voto dei delusi con un nuovo marchio, una nuova sigla, una nuova promessa. Ma il burattinaio è sempre lo stesso.

Grandi Sud, Grandi Fregature

Miccichè in passato fondò Grande Sud, promettendo una Sicilia protagonista, libera, padrona del suo destino. Ottenne risultati clamorosi: 61 seggi all’Assemblea Regionale Siciliana. Ma poi? Il nulla.

Anzi, ha tradito il suo stesso popolo, mantenendo lo stesso sistema clientelare, assistenzialista e corrotto. Nessuna riforma. Nessun passo avanti. Solo promesse dimenticate e cittadini ingannati.

E ora ricomincia.

Gli scheletri nell’armadio

Ma ci chiediamo: Vogliono forse tentare un ritorno al passato? Cercare appoggi nei cosiddetti ambienti mafiosi, quegli stessi che la politica italiana ha usato per decenni e poi ha fatto finire in carcere o peggio?

Un tempo, nei piccoli paesi, la Democrazia Cristiana stringeva patti con figure legate alla criminalità, garantendo loro appalti, protezione e potere. Alcuni venivano mandati in esilio per pochi anni e poi tornavano nei propri territori come boss, sempre al servizio della politica. Era uno scambio sporco ma funzionale: favori in cambio di consenso.

Quando i pentiti iniziarono a parlare, quando furono creati e manovrati dagli stessi politici, raccontarono tutto: le reti, i nomi, le complicità. Ma appena toccavano i politici, venivano screditati, definiti calunniatori, o in molti casi trovati “suicidati” nelle celle. La verità sulla mafia-politica-massoneria è rimasta sepolta sotto strati di omertà e paura.

E ora, con il ritorno in scena di questi volti noti della politica siciliana, ci domandiamo:

Ci sono ancora persone pronte a cadere nella rete del sistema politico-mafioso?

Anche se riusciranno a trovare qualche disperato pronto a fargli campagna, il popolo siciliano non si lascerà più convincere. Perché una volta — nel bene o nel male — i “garanti” erano i cosiddetti mafiosi (che spesso mafiosi non erano, ma solo intermediari del potere politico). Oggi, i politici stessi si presentano come garanti, ma non hanno più credibilità.

Promettono, rubano, si riciclano. Hanno perso persino il senso della vergogna. In altri Paesi, certi reati costerebbero l’esilio o la condanna a morte, come in Cina. In Italia, invece, si ripresentano alle elezioni come se nulla fosse, battezzati di nuovo come “la speranza” e “il cambiamento”.

Ma il popolo… non dimentica.

Gli scheletri di Lombardo, Schifani, Lagalla e Miccichè

Raffaele Lombardo:

  • Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata.
  • Condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi (2014), assolto definitivamente nel 2023.
  • Anni di processo hanno comunque compromesso la fiducia dei cittadini.

Renato Schifani:

  • Indagato per concorso esterno in associazione mafiosa; archiviazione per insufficienza di prove (2014).
  • Coinvolto nel “Sistema Montante”: accuse prescritte nel 2024. ❗ La prescrizione non è assoluzione: significa solo che il termine legale per giudicare è scaduto. Non colpevole per legge, ma neanche innocente per verità.

Roberto Lagalla:

  • Ex rettore e attuale sindaco di Palermo.
  • Appoggiato da Totò Cuffaro (condannato per favoreggiamento mafioso), ricevendo critiche per legami politici controversi.
  • Mai formalmente indagato, ma circondato da ombre legate alla gestione del potere accademico e amministrativo.

Gianfranco Miccichè:

  • Rinviato a giudizio per peculato e truffa aggravata, per uso personale dell’auto blu (persino per portare il gatto dal veterinario);
  • Avrebbe falsificato missioni istituzionali inesistenti per intascare rimborsi pubblici;
  • Coinvolto, anche se non indagato, in un giro di droga che ha toccato ambienti politici e imprenditoriali a Palermo;
  • Ha sempre avuto spazio mediatico garantito grazie a complicità e interessi trasversali nei media locali;
  • E ora, con “Grande Sicilia”, torna in scena come se nulla fosse.

Noi non dimentichiamo

Noi di Sicilia Indipendente conosciamo bene questi giochetti. E sappiamo che la vera rivoluzione non passa dalle loro urne truccate, ma da una scelta consapevole e civile.

Come spazzarli via? Con il voto di protesta

Il cittadino ha un’arma democratica e legale: il rifiuto della scheda elettorale.

Ai sensi dell’articolo 104, comma 5 della legge elettorale del 1957, ogni cittadino può:

  1. Recarsi al seggio con documento e tessera elettorale;
  2. Farsi identificare;
  3. Rifiutare la scheda e dichiarare: “Rifiuto la scheda e chiedo che il mio voto sia registrato come atto di protesta ai sensi della legge del 1957.”
  4. Chiedere che la dichiarazione venga verbalizzata;
  5. Se viene negata, chiedere la presenza di un ufficiale e annotare i nomi dei responsabili.

⚠️ Attenzione: se si prende la scheda e poi si restituisce, il voto sarà annullato e non risulterà come protesta.

Un appello civile prima della tempesta

“END OF YOUR ROAD” TRADITORI DEL POPOLO SICILIANO”

Noi di Sicilia Indipendente, in ogni nostro articolo, continueremo a descrivere il modo democratico per spazzare via per sempre questi traditori, senza violenza, senza rabbia cieca, ma con determinazione, coscienza e coraggio civile.

Lombardo, Miccichè, Schifani, Lagalla: il vostro gioco non funzionerà più.

❗END OF THE ROAD

(Fine della strada)

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