Quando un simbolo antico di 718 anni viene calpestato senza onore

Nel cuore del Mediterraneo, l’Isola di Sicilia portava con fierezza uno dei simboli più antichi al mondo: la bandiera della Trinacria, nata ufficialmente il 3 aprile 1282, all’alba della rivoluzione dei Vespri Siciliani. Quel giorno, il popolo siciliano si sollevò contro il dominio angioino, rivendicando libertà, identità e autodeterminazione. La bandiera che nacque da quella rivolta – con la Triscele al centro, il Gorgoneion e le spighe – non era un semplice drappo: era il vessillo del popolo che si alzava in piedi, con orgoglio e sangue.
Nel 2000, con la legge regionale n. 1 del 4 gennaio, la Regione Siciliana decise di cambiare quella bandiera. Era il 2000, e la nostra bandiera aveva esattamente 718 anni di storia. Una delle più antiche al mondo. Nel 2025, oggi, la bandiera della Trinacria ha compiuto 743 anni. È lecito chiedersi: perché cancellare una storia così antica e onorata? Tra mille problemi da risolvere, tra disoccupazione, emigrazione giovanile, crisi agricola, carenza infrastrutturale… perché proprio la bandiera fu la priorità del governo Capodicasa?
Il colpo di spugna del 2000: la vergogna firmata da Angelo Capodicasa
Nel 2000, con la Legge Regionale n. 1 del 4 gennaio, il governo regionale presieduto dal comunista Angelo Capodicasa, un uomo che ha mancato di rispetto non solo ai siciliani di oggi ma ai valorosi guerrieri fondatori e difensori della Sicilia del 1282, approvò una nuova versione della bandiera siciliana. Formalmente, si trattava di un’“adozione ufficiale”. In realtà, fu un atto di imposizione politica e culturale.
La voce che gira da anni – mai ufficialmente smentita – è che furono stampate oltre 60.000 bandiere con un errore (nei colori, nella simmetria o nella resa grafica della Triscele). Invece di buttarle via, l’amministrazione regionale modificò la legge per rendere “ufficiale” il difetto, trasformando un errore in simbolo.
Se un’indagine dovesse confermare questa truffa, i responsabili meritano di essere perseguiti con il massimo della pena per tradimento dell’identità e dell’immagine del popolo siciliano.
Abbiamo il diritto di sapere: ci furono spese pubbliche registrate come “materiale d’ufficio” o “decorazioni istituzionali” che in realtà coprivano la produzione di quelle bandiere? Dove sono le ricevute, i mandati, le determine? Dove sono finiti quei soldi?
Chi era Angelo Capodicasa?
Angelo Capodicasa è nato a Joppolo Giancaxio (AG) il 9 settembre 1949. Laureato in lettere e filosofia, è stato il primo presidente della Regione Siciliana proveniente dalla sinistra, alla guida di due governi dal 1998 al 2000. La sua carriera politica inizia nel Partito Comunista Italiano nel 1962. Eletto quattro volte deputato all’Assemblea Regionale Siciliana (dal 1986 al 2006), dal 1991 al 1996 è vicepresidente di Sala d’Ercole. Dal 1991 al 1995 è segretario regionale del Partito Democratico della Sinistra e nel 2005 dei Democratici di Sinistra. Alle politiche del 2006 viene eletto alla Camera. È stato viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Prodi.
Durante il suo mandato, Capodicasa sollevò una questione in merito ai fondi riservati che i suoi predecessori avrebbero prosciugato. Per questi fatti, nel maggio del 2009, la Corte di Cassazione confermò la condanna a tre anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici nei confronti degli ex presidenti della Regione Siciliana Giuseppe Drago e Giuseppe Provenzano, che si sarebbero appropriati, senza fare rendiconti, dei fondi riservati della Presidenza della Regione.
I complici nella Seconda Giunta Capodicasa (novembre 1999 – giugno 2000)
Nel periodo in cui fu approvata la legge che cambiò la bandiera storica siciliana, questi furono i componenti della Seconda Giunta Capodicasa, corresponsabili politici e morali del tradimento:
- Carmelo Lo Monte – Vicepresidente e Assessore ai Lavori Pubblici
- Vladimiro Crisafulli – Assessore alla Presidenza
- Assessore all’Agricoltura e Foreste: Salvatore Cuffaro (UDEUR)
- Salvatore Morinello – Assessore ai Beni Culturali e Pubblica Istruzione
- Francesco Piro – Assessore al Bilancio e Finanze
- Giovanni Battaglia – Assessore alla Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca
- Salvino Barbagallo – Assessore agli Enti Locali
- Giovanni Manzullo – Assessore all’Industria
- Antonino Papania – Assessore al Lavoro e Formazione Professionale
- Federico Martino – Assessore alla Sanità
- Vincenzo Lo Giudice – Assessore al Territorio e Ambiente
- Domenico Rotella – Assessore al Turismo e Trasporti
Tutti questi nomi devono essere ricordati come complici storici e istituzionali della manomissione di un simbolo che rappresentava da secoli l’identità dei siciliani.
I complici nell’Assemblea Regionale Siciliana del 2000
L’approvazione della legge fu resa possibile dal voto favorevole di deputati che oggi devono essere ricordati come traditori della storia siciliana. Chiediamo l’elenco completo dei parlamentari regionali che votarono quella legge: chi erano? Dove sono ora?
Li vogliamo uno per uno, perché chi dimentica la propria storia non ha motivo di esistere, e chi la tradisce non deve occupare più ruoli pubblici.
Cosa dice la Regione Siciliana oggi?
Secondo il sito ufficiale della Regione Siciliana (fonte), la bandiera è descritta come un drappo rettangolare diviso diagonalmente nei colori giallo e rosso aranciato, con al centro la Triscele, la testa di Gòrgone e le spighe. La legge del 2000 è indicata come riferimento normativo, senza accenni alla bandiera precedente o al motivo del cambiamento.
Nessuna menzione è fatta alla disposizione originale dei colori, né alla versione con rosso in basso a sinistra, come riportato storicamente e come il popolo siciliano ricorda.
Cosa sarebbe successo se…
Immaginiamo.
In Francia, se domani il presidente Macron decidesse che il tricolore francese diventa blu-verde-arancione, e cambia la bandiera senza sentire il popolo, Parigi brucerebbe di protesta. Gli Champs-Élysées si riempirebbero di cittadini in rivolta.
Negli Stati Uniti, se il Congresso cambiasse la bandiera: via le 50 stelle, sostituite da 50 noccioline, e le strisce da orizzontali diventassero verticali… il popolo americano scenderebbe in piazza in difesa della “Old Glory”, i veterani griderebbero tradimento, e qualcuno forse occuperebbe una base militare, invocando la secessione.
Ma in Sicilia? Silenzio. E ora basta.
Lettera aperta alla Regione Siciliana
Al Presidente della Regione Siciliana
All’Assemblea Regionale Siciliana
Noi siciliani non siamo più disposti a restare in silenzio.
Chiediamo con fermezza che venga ripristinata la bandiera storica del 1282, senza deformazioni, senza scorciatoie grafiche, senza compromessi. La Trinacria dei Vespri, con la sua simmetria perfetta, i suoi colori autentici, e la sua sacralità storica, non è modificabile per decreto.
Chiediamo inoltre di aprire un’inchiesta pubblica su quanto accadde nel 2000, verificando se davvero vennero stampate migliaia di bandiere errate e legalizzate ex post.
Infine, chiediamo che ogni futuro cambiamento simbolico venga sottoposto a referendum popolare, come segno di rispetto per la volontà collettiva.
Chi tradisce la bandiera nata dai Vespri del 1282, non tradisce un disegno: tradisce il sangue dei nostri padri fondatori. E un traditore della bandiera è un traditore della Sicilia.
Conclusione
Questo non è un appello nostalgico. È un grido d’identità. Chi dimentica il proprio passato, chi piega i simboli per convenienza, è già schiavo. Noi vogliamo essere liberi. Con la bandiera giusta, quella vera, quella del 1282.
Sicilia non si vende. Sicilia non si piega. Sicilia ricorda.
🖊️ Petizione popolare per il ripristino della bandiera originale
Noi firmatari di questa petizione chiediamo:
- Il ripristino della bandiera storica del 3 aprile 1282, disegnata secondo i canoni grafici originali.
- La pubblicazione immediata dei nomi dei deputati regionali che nel 2000 votarono a favore della sostituzione.
- La deselezione pubblica e morale di chiunque abbia preso parte o favorito la manomissione storica del nostro simbolo.
- Una riforma statutaria che imponga l’obbligo di referendum popolare per ogni modifica simbolica.
- L’avvio di un’indagine giudiziaria sui presunti 60.000 drappi stampati con errore e poi legalizzati, e sull’uso improprio di fondi pubblici sotto la voce “materiale d’ufficio” o simili.
FIRMA ANCHE TU:
Perché chi rinnega la propria bandiera non ha patria. E chi la difende, la ricostruisce.
Sicilia ai Siciliani. Onore ai Vespri. Tradimento mai più.

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