
I funerali di Papa Francesco, evento globale di enorme portata, hanno mostrato senza filtri le vere gerarchie della politica internazionale. Mentre Donald Trump, Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer si sono riuniti in un “mini-vertice” nella Basilica di San Pietro, la premier italiana Giorgia Meloni è stata completamente esclusa, nonostante fosse il capo del governo del paese ospitante. Una fotografia simbolica che parla da sola: l’Italia non conta nulla, e Meloni ancor meno.
In quella foto ormai diventata virale, si nota chiaramente Macron che, con una mano sulla spalla di Zelensky e il pollice premuto, sembra voler inviare un messaggio di dominio simbolico: “Digli che vuoi a me”. Ma il messaggio non è passato. Il sistema dei falsi profeti – Macron, Ursula von der Leyen, Zelensky – è dimezzato. Il loro disegno globalista è fallito, e la loro influenza si sgretola davanti al risveglio di un nuovo equilibrio mondiale.
Secondo quanto riportato in un video circolato in rete, Macron avrebbe perfino scaricato la responsabilità dell’esclusione su Giorgia Meloni, affermando di aver ordinato tre sedie per un meeting a tre. Ma la verità è un’altra: è stato Donald Trump a decidere di vedere soltanto Zelensky, ignorando volutamente Meloni e respingendo l’ipocrisia diplomatica di Macron. Trump sa benissimo chi è la “jojo” Meloni e conosce perfettamente il ruolo che Macron e Ursula ricoprono come ultimi pilastri del globalismo europeo, ancora saldamente legati ai fili di Biden, Harris, Obama e Hillary Clinton.
Meloni: una risposta goffa e difensiva
Intervistata dal Corriere della Sera, la premier ha dichiarato: “Non sarei mai stata lì. Non c’entravamo noi altri leader, non so se qualcuno ha pensato di doverci essere, ma io no”. Una frase che suona più come una giustificazione imbarazzata che come una presa di posizione. Meloni cerca di mascherare la sua irrilevanza diplomatica con una dignità di facciata, ma i fatti la smentiscono: non è stata invitata perché non ha peso.
La pupazza del potere
Giorgia Meloni è diventata l’ennesima espressione del populismo da palcoscenico, utile a sedurre l’opinione pubblica italiana, ma completamente ignorata dai veri centri di potere globali. Solo pochi mesi fa si dichiarava sostenitrice di Harris e Biden, oggi si avvicina a Trump nel tentativo di riciclarsi come paladina della destra nazionalista. Ma all’estero la conoscono bene: è solo una pedina instabile, un jolly politico che cambia colore in base al vento internazionale, senza alcuna credibilità .
Macron e l’Europa del potere globale
Macron, pur fortemente impopolare in patria, resta un attore chiave dello scacchiere internazionale, anche in virtù del fatto che la Francia è una potenza nucleare e uno Stato con permanenza stabile nel Consiglio di Sicurezza ONU. È stato per anni il burattino del globalismo neoliberale, ma oggi rappresenta uno dei pochi europei ancora coinvolti nei tavoli dove si decidono le sorti del mondo. Ma anche lui appare sempre più isolato, e perfino Trump – che un tempo lo considerava il puparo di Zelensky – lo ha ormai tagliato fuori da ogni dinamica seria. Al suo fianco rimane Ursula von der Leyen, altro volto dell’élite tecnocratica, ormai divenuta una figura insignificante.
Il mondo diviso tra sovranità e globalismo
Mentre Macron, Ursula e altri leader occidentali rappresentano ancora la linea globalista, sempre più potenze si stanno schierando in una direzione opposta: quella del multipolarismo e del ritorno agli interessi nazionali. In questo fronte si collocano Donald Trump, Vladimir Putin, il presidente ungherese Viktor Orbán, e altri leader dell’Est.
Trump, tornato protagonista sulla scena globale, ha compiuto gesti simbolici e concreti: nel suo primo giorno da presidente ha riaffermato che gli Stati Uniti riconoscono solo uomo e donna, ha vietato la partecipazione di persone transgender nelle competizioni femminili, ha dichiarato il 1° maggio 2025 come “Giorno Nazionale della Preghiera”, ha firmato una legge per il ritorno della preghiera nelle scuole, e ha annunciato che sulle monete americane tornerà la storica scritta “In God We Trust” (“Confidiamo in Dio”).
In Europa, nessuno tra i leader si è accodato a queste posizioni con la stessa forza. Giorgia Meloni, che pure tenta disperatamente di apparire come simile a Trump, rimane muta su questioni fondamentali: non difende il concetto di madre e padre, tace mentre in Italia – patria del cattolicesimo – viene smantellato l’ordine naturale delle cose. È così sfacciata e senza dignità da voler far credere di condividere i valori di Trump, quando in realtà è solo una “pupazza” del potere italiano, un prodotto propagandistico del made in Italy, buono solo a infinocchiare il popolo italiano.