Una è donna, mamma e cristiana. L’altra è donna, uomo e globalista. Ma entrambe hanno una sola cosa in comune: NON RAPPRESENTANO IL POPOLO.
IL GRANDE INGANNO DI ELLY SCHLEIN
Elly Schlein si presenta come il “nuovo che avanza”. Ma cosa avanza davvero? Il silenzio, l’ipocrisia e la paura di disturbare il marcio che la circonda.
Da segretaria del Partito Democratico non ha mai denunciato né preso le distanze da politici PD indagati e arrestati per appalti sporchi. Anzi, ha preferito tacere, come se coprire il male fosse più conveniente che smascherarlo. E così, invece di fare pulizia, lo sporco ha messo radici.
Eppure, eccola in TV ogni giorno, con lo sguardo spalancato e agitato come se stesse predicando la verità assoluta, ma in realtà vuota, insicura, teatrale, portavoce di un mondo che non conosce il lavoro, la famiglia, né la fede. Un mondo costruito su etichette e bandiere, non su verità e giustizia.
Dice che i 14 milioni che hanno votato al referendum sono un grande risultato. Ma 14 milioni su 51 milioni di aventi diritto non sono nemmeno il 28%, e il referendum non ha raggiunto il quorum.
Ma il punto centrale è che quei 14 milioni non rappresentano un solo partito: sono la somma di una coalizione politica piena di piccoli e grandi partiti di sinistra. Se serve l’unione di dieci sigle per raggiungere nemmeno il 28% degli elettori, allora non è una forza: è una debolezza camuffata.
E a rendere ancora più chiaro il fallimento è stato proprio l’intervento pubblico di Giorgia Meloni, che dichiarò che sarebbe andata a votare per poi rifiutare la scheda: una mossa che, di fatto, ha sostenuto il messaggio del rigetto. Questo ha dato una spinta indiretta al risultato di Schlein, ma ha anche confermato che il rifiuto della scheda è un’arma potente e democratica.
Non solo: quella dichiarazione della Meloni ha scatenato una reazione concreta. Diversi movimenti Sicilianisti hanno raccolto lo slogan “se lo ha fatto la Meloni, lo faremo anche noi”. Alle prossime elezioni, sarà impossibile impedire che questo diritto venga esercitato. Perché ciò che in passato è stato negato illegalmente da alcuni presidenti di seggio – che scoraggiavano i cittadini a rifiutare la scheda – oggi sarà rivendicato come simbolo di disobbedienza legale e orgoglio civico.
Noi di Sicilia Indipendente da anni chiediamo al popolo siciliano di attuare proprio questo: il diritto costituzionale al rigetto, riconosciuto dalla legge del 1957, articolo 104, comma 5. E oggi persino la Meloni ha contribuito, inconsapevolmente, a facilitare questo risveglio.
Perché il vero cambiamento non arriva da partiti porci che si spartiscono ogni anno più di 100 miliardi di euro dalle risorse della Sicilia, soldi che dovrebbero andare a sostegno di giovani, anziani e sventurati.
GIORGIA MELONI: LA CAMERIERA DEI POTERI FORTI
E dall’altra parte? Giorgia Meloni. Quella che gridava in ogni comizio: “Sono una donna! Sono una mamma!”. Lo ripeteva come un mantra, come se bastasse pronunciare queste parole per ottenere fiducia, rispetto e voti. Ma il tempo ha svelato la verità: quella frase era solo uno slogan studiato, non una verità vissuta.
Perché essere una madre non significa partorire e poi prendere voli di Stato. Non significa comparire in televisione tra una conferenza NATO e una stretta di mano con Biden. Essere una madre significa alzarsi all’alba, seguire i figli a scuola, fare i conti con bollette, supermercati e sacrifici silenziosi.
Meloni ha usato il concetto di maternità come un travestimento emotivo. Ma essere madre non è una bandiera da sventolare in campagna elettorale, è un campo di battaglia quotidiano.
Dire che Meloni sia “la madre d’Italia” è una presa in giro, un insulto alle vere madri italiane che non chiedono applausi, ma dignità.
E dire che sia “una vera donna” è ancora peggio: perché le donne vere non hanno bisogno di slogan elettorali, affrontano il dolore e la fatica ogni giorno senza riflettori né privilegi.
Meloni ha tradito tutte le promesse. Non ha tagliato privilegi, non ha dato lavoro, ha aumentato il debito, e nel frattempo si atteggia a sovrana internazionale, mentre l’Italia muore di fame, precarietà e umiliazione.
Nel suo tour di autoconvincimento da leader, ha incontrato chiunque: da Biden a Macron, da Ursula von der Leyen fino a Elon Musk, con cui ha fatto circolare foto in posa come se fosse la sua amante politica. Ha cercato visibilità accanto a Trump, ai leader arabi, perfino a chiunque potesse accrescerne l’immagine. Ma non era vera autorevolezza, era solo pubblicità. Lo ha perfino ammesso lei stessa: all’interno dell’ufficio ovale della Casa Bianca, davanti al presidente Trump, ha pronunciato parole imbarazzanti: “Permetti, Mr. President, che mi faccia un po’ di pubblicità? Tanto tu mi capisci, sei un businessman.” Una scena da serva, non da premier. E come se non bastasse, molti dei presenti hanno avuto bisogno dei traduttori, perché quasi nessun politico italiano padroneggia davvero l’inglese. Quello che sarebbe dovuto essere un momento diplomatico è diventato uno spot imbarazzante, in una lingua che lei stessa maneggia a malapena. E lo sguardo visibilmente infastidito di Trump ha detto tutto: disprezzo, gelo, imbarazzo. Un’umiliazione nazionale servita con il sorriso da quella che si spaccia per leader, ma che a noi Sicilianisti appare per quello che è: una figurante impacciata che gioca a fare la potente, mentre offre il popolo italiano al miglior offerente.
Tutto questo teatrino globale è il sintomo della sua insaziabile insicurezza: ha bisogno di mostrarsi forte per convincere sé stessa, più ancora che gli altri, di essere una leader. Ma noi Sicilianisti non ci caschiamo. Non la vediamo come una guida, ma solo come una cameriera del sistema, incapace di servire il suo popolo e sempre pronta a venderlo al miglior offerente.
L’ALTRA FACCIA: LA FINTA LEADER GLOBALE
Dall’altro lato del teatrino, Schlein sogna di sostituire Meloni sugli aerei di Stato, sventolando ovunque la sua bandiera LGBT. Ma oggi i venti soffiano contro. Perché Donald Trump, uomo più potente del mondo, e Papa Leone XIV, guida spirituale per miliardi di cristiani, ricordano che Dio creò uomo e donna, e che così devono essere riconosciuti.
Elly Schlein non sarà mai la messia del popolo italiano. Forse lo è solo per le lobby che la sostengono.
LE DUE FACCE DELLA STESSA MONETA AVVELENATA
Schlein e Meloni non sono opposte. Sono complementari.
- Una fa finta di essere il cambiamento progressista.
- L’altra finge di essere il cambiamento sovranista.
Ma entrambe fanno parte dello stesso sistema politico-criminale italiano.
Un sistema che:
- cambia nome ai partiti ogni due anni per confondere il popolo;
- compra voti con sussidi, promesse e ricatti;
- lascia il Sud morire, mentre migliaia di giovani scappano ogni anno.
LA RISPOSTA DI SICILIA INDIPENDENTE
A noi non interessa il politicamente corretto.
Non ci pieghiamo a chi ci accusa di sessismo, omofobia o odio.
Perché la nostra è GIUSTIZIA. È AMORE. È VERITÀ.
E diciamo: BASTA con questi parassiti.
BASTA con queste maschere.
BASTA con questi attori della politica italiana.
La Sicilia è una perla del Mediterraneo, creata da Dio con attenzione, e offenderla è un crimine contro il cielo.
IL RISVEGLIO È VICINO
Noi diciamo al popolo siciliano:
non fatevi più fregare. Non votate questi mostri.
Andate a votare, ma rifiutate la scheda.
Fate valere l’art. 104, comma 5 della legge costituzionale del 1957.
Questo è il nostro diritto democratico.
Questa è la vera insurrezione pacifica.
Sicilia non sarà più terra di fuga.
Sarà terra di ritorno, di onore, di giustizia.
E voi, Meloni e Schlein, vergognatevi.
Il vostro tempo è finito.
Il popolo ha aperto gli occhi.