by Enzo Castrenze Cassata
Presidente di Gran Sicilia

Paolo Balsamo; abate, storico, agronomo, economista nacque a Termini Imerese nel 1764.
Benché di umili origini, riuscì a laurearsi e a viaggiare in Italia e in Europa, tra l’altro, in Inghilterra e Francia.
Su incarico del Principe di Castelnuovo e del Principe di Belmonte, ma certamente anche sotto la supervisione ed il controllo del Generale inglese Lord William Bentinck, redisse la Costituzione Siciliana del 1812.
Ispirata al modello anglosassone dove si rifaceva proprio il concetto politico della trasformazione del privilegio in libertà.
Diedero un grande contributo alla realizzazione di questo principio l’ esempio dell’aristocrazia inglese che rinunciò a privilegi atavici e la borghesia colta.
Lo scenario siciliano del 1810 era sostanzialmente diverso.
Il Re Ferdinando in dolce esilio a Ficuzza, intento a sollazzarsi tra battute di caccia e le grazie della principessa di Pantelleria.
Sua moglie invece, la regina Maria Carolina, a Palermo a governare al posto suo.
Donna egocentrica, ambiziosa, tanto dinamica e allo stesso tempo tanto caotica e divisiva.
Detestava lord Bentinick e non perdeva occasione per osteggiarlo.
Giovanni Acton invece, il consigliere più fidato. Egli entra subito nelle grazie della regina con la quale probabilmente ebbe anche una relazione intima.
Di lui bisogna ricordare l’odiosa frase: “abituati all’obbedienza passiva, i siciliani si aspettano che a far per loro siano gli altri”
La regina Maria Carolina trovò in G. Acton un valido aiuto nella realizzazione del suo disegno di avvicinamento all’Austria, sua patria natale, e poi all’Inghilterra, nemica acerrima dell’odiata Francia rivoluzionaria.
Gli Inglesi già allora, presenti in forze in Sicilia a condizionare qualunque scelta politico-economica.
E come purtroppo sappiamo, li troveremo ancora più avanti nel 1860 a proteggere dal mare le malefatte del rapinatore e mercenario dei due Mondi, G. Garibaldi.
La nuova Costituzione apportò da subito una modifica per così dire “geografica”.
L’abolizione della precedente suddivisione amministrativa, ordinata nei tre valli: Mazara, Noto, e Valdemone e creando al loro posto ventitré distretti.
Inoltre, la nuova Costituzione prevedeva: la libertà di stampa, l’abolizione almeno formalmente dei privilegi feudali, la difesa dei diritti civici e la creazione di un parlamento bicamerale.
L’articolo XI del testo base recitava: “Non ci saranno più feudi e tutte le terre si possiederanno in Sicilia come in allodii…….”
Essa si prefiggeva di fare da ponte tra le tradizionali legislazioni isolane e la legislazione di stampo inglese. Il nuovo ordinamento giuridico modificò la precedente composizione parlamentare, sicché i tre bracci o rami, Feudale, Ecclesiastico e Demaniale si ridussero a due: la Camera dei Pari (Nobili) e quella dei Comuni (i rappresentanti delle comunità locali).
In generale comunque un esempio di Costituzione moderna, mal sopportata dalla Corona che la osteggio fin quando nel 1816, poté abolirla definitivamente.
Enzo Castrenze Cassata
Presidente Gran Sicilia
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