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PERCHÉ LA SICILIA DEVE DIRE BASTA E PRENDERSI LA SUA LIBERTÀ

May 22, 2025June 24, 2025 By admin

La Sicilia non può più restare in silenzio davanti a quello che è, a tutti gli effetti, un tradimento strutturale e continuo. Gli ultimi eventi parlano chiaro: l’Italia, sia con i governi di destra che di sinistra, ha voltato le spalle alla nostra terra, alla nostra agricoltura, alla nostra economia e alla nostra dignità. Portando a milioni di giovani a dover emigrare, a lasciare le proprie famiglie, le proprie radici, per inseguire un futuro che qui, nella loro terra, è stato loro negato.

Nel settembre 2024, Ortigia – cuore culturale e turistico di Siracusa – è stata completamente chiusa al pubblico per accogliere il G7 Agricoltura, ospitando Giorgia Meloni e il Ministro Lollobrigida. In quell’occasione, il governo ha fatto credere ai Siciliani di voler sostenere gli agricoltori. Ma solo poche settimane dopo, lo stesso Lollobrigida ha firmato un accordo con l’Algeria per coltivare grano fuori dall’Italia, svendendo i nostri produttori e il nostro suolo fertile.

A rendere ancora più insopportabile questo tradimento, ci sono le tante ombre che circondano lo stesso Lollobrigida. Cognato della premier Meloni, simbolo vivente del nepotismo che soffoca la meritocrazia, ha dimostrato con ogni azione di non avere a cuore gli interessi della Sicilia. Ha dichiarato che “non tutto ciò che è tradizione va mantenuto”, offendendo secoli di cultura agricola e alimentare Siciliana. È accusato di una gestione opaca dei fondi PNRR in agricoltura, favorendo i grandi gruppi industriali del Nord e ignorando del tutto i piccoli agricoltori Siciliani. E mentre i campi dell’isola si prosciugano e le aziende chiudono, lui stringe accordi con Paesi stranieri per coltivare all’estero ciò che noi possiamo produrre con eccellenza.

È questo l’uomo a cui la Sicilia dovrebbe affidare il proprio destino agricolo?

Ricordiamolo: l’accordo firmato da Lollobrigida con l’Algeria riguarda ben 36.000 ettari di frumento da coltivare fuori dai confini italiani, un colpo diretto alla filiera del grano Siciliano. Ma non è la prima volta: ieri gli agrumi con il Marocco, oggi il grano con l’Algeria. Nel primo caso, la Sicilia fu sacrificata per permettere al Nord Italia di vendere elettrodomestici in Africa; nel secondo, per ottenere gas, sempre destinato alle industrie del Nord. Ma il piano non si ferma qui. Questo accordo agricolo si inserisce all’interno del cosiddetto “Piano Mattei”, attraverso il quale l’Italia, in cambio della concessione di queste terre, ha ottenuto forniture di gas dall’Algeria – gas destinato soprattutto alle industrie del Nord Italia.

E da dove passa questo gas? Dai gasdotti che attraversano la Sicilia, tubi giganteschi pieni di pressione e di pericolo, privi di adeguate garanzie di sicurezza. In caso di esplosione, città come Famignana e intere zone della Sicilia rischierebbero la completa distruzione. Una bomba sotto i piedi, in cambio di cosa? Di un altro tradimento.

Se oggi svendono il grano, domani toccherà agli allevatori di bestiame. È noto che tra gli obiettivi del cosiddetto ‘Nuovo Ordine Mondiale’ c’è quello di eliminare l’allevamento tradizionale e sostituire la carne vera con prodotti da laboratorio. E chi può dire che non ci riusciranno, se noi stessi lasciamo campo libero a questi distruttori?

Nel frattempo ci distraggono, ci confondono, ci tengono occupati a parlare di mafia, di boss già morti e sepolti, mentre sotto il tavolo ci rubano triliardi di euro. Ricchezze immense che una Sicilia libera e sovrana potrebbe finalmente usare per sé stessa. Una Sicilia ricca, orgogliosa, e piena dei suoi giovani – non più costretti a fuggire.

Del resto, guardiamo chi dovrebbe rappresentarci: un Gianfranco Miccichè che ha ammesso pubblicamente la sua dipendenza dalla cocaina; un Cateno De Luca, trasformista di professione, che ha attraversato ogni colore politico tradendo chiunque pur di avere una poltrona; un Schifani, ricattabile, che appena la tensione sale si rifugia dietro dichiarazioni di minacce. E poi i soliti noti: Cuffaro, Lombardo, e ora il nuovo che avanza, La Vardera, pronto a vendere anche la nonna pur di entrare nelle stanze del potere. Tutti legati da un unico filo conduttore: l’amore per lo stipendio da onorevole e il disprezzo per quel popolo che li mantiene.

Chi non è povero, loro fanno in modo che lo diventi. Chi lavora onestamente, viene schiacciato. E la Sicilia, invece di essere amata, rispettata e protetta, viene umiliata ogni giorno da questi esseri umani senza onore.

Un’operazione che ha il sapore del tradimento. Come possono i ristoratori e commercianti di Ortigia dimenticare le perdite subite per quei giorni di chiusura forzata? Come possono gli agricoltori dimenticare che, a dispetto delle belle parole, le risorse reali sono state destinate altrove, all’estero?

E intanto, i 90 deputati Siciliani all’Assemblea Regionale Siciliana cosa fanno? Stanno in silenzio, si nascondono, e accettano la distruzione lenta ma inesorabile dell’identità rurale della nostra Isola. Nessuno si dimette, nessuno denuncia, nessuno blocca le decisioni scellerate. È complicità.

In America, Donald Trump ha costruito la sua politica difendendo le aziende americane, imponendo dazi per proteggere l’agricoltura nazionale, richiamando all’orgoglio di essere padroni delle proprie terre. E noi in Sicilia? Noi subiamo: subiamo le scelte di Roma, subiamo l’abbandono dell’Europa, e subiamo anche il disprezzo di chi ci governa localmente.

Come disse il vicepresidente degli Stati Uniti alla Conferenza di Monaco: “The real evil is within” – il vero demone è dentro. Dentro i nostri palazzi, dentro le nostre istituzioni regionali, dentro quella politica Siciliana che ha dimenticato da dove viene e chi dovrebbe difendere.

E adesso, per sviare le polemiche, arriva il presidente Schifani a dire di aver ricevuto minacce di morte. È il classico copione: crearsi un alibi, sviare l’attenzione, farsi scudo con la solidarietà di altri traditori. Intanto, chi lavora nei campi, chi vive della terra, chi combatte contro la desertificazione economica, viene lasciato solo. E chi protesta viene guardato con sospetto, schedato, trattato da sovversivo.

È arrivato il momento di dire basta.
Basta con l’Italia che usa la Sicilia come colonia.
Basta con la politica Siciliana che ci umilia due volte: prima accettando il dominio romano, poi tradendoci direttamente.

La Sicilia deve tornare a essere padrona del proprio destino. La libertà non si chiede: si prende. Con la forza della verità, del lavoro, dell’identità.

È ora di costruire un nuovo futuro. Indipendente.
Pacifico.
Ma libero.

SICILIA LIBERA, TERRA NOSTRA.

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