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Sicilia Indipendente News

Povertà programmata: milioni all’Irfis, briciole al popolo

April 20, 2025April 20, 2025 By admin

Nel 2023, l’Irfis-FinSicilia — la società finanziaria controllata al 100% dalla Regione Siciliana — ha gestito circa 600 milioni di euro di fondi pubblici. In parallelo, però, la stessa Regione ha dichiarato di non avere abbastanza risorse per soddisfare le 97.000 richieste di reddito di povertà presentate da famiglie siciliane: ne basterebbero 250 milioni, ma sono disponibili appena 30.

Dove finiscono tutti questi soldi?

Le spese interne dell’Irfis: cifre che parlano da sole

Nel 2023, secondo i dati ufficiali, l’Irfis ha sostenuto:

  • €5.723.700 in costi per personale a tempo indeterminato
  • €277.930 per personale a tempo determinato
  • €170.000 in compensi al Direttore Generale Calogero Guagliano

Il Presidente dell’Irfis, Iolanda Riolo, percepisce €35.000 annui per il suo incarico. Tuttavia, nel 2017 ha dichiarato un reddito personale di €327.995 come imprenditrice nel settore automobilistico, gestendo concessionarie di marchi come Audi, Toyota, Volvo, Opel, Mercedes, Smart e Ducati con oltre 300 dipendenti.

Perché una persona con un reddito così elevato accetta un incarico pubblico da €35.000? Quali sono i suoi legami politici? Quali aziende ha aiutato o aiuterà, se non le sue stesse?

Nel 2023, i costi per il solo personale dell’Irfis hanno superato i 6 milioni di euro. Il costo medio annuo per dipendente si aggira intorno ai 60.000 euro. Eppure, nessuno conosce i nomi di chi riceve questi stipendi. In una democrazia, i soldi pubblici dovrebbero avere volti e responsabilità.

Dove finiscono i fondi europei?

Ogni anno, miliardi di euro destinati alla Sicilia tornano indietro alla Comunità Europea. Perché? Perché nessuno presenta i progetti in tempo, perché non vengono attivate le strutture, perché gli uffici non funzionano, o sono solo facciate occupate da personale assunto per legami politici, non per meriti.

Nel 2025, solo il 13% dei fondi del PNRR destinati alla Sicilia è stato effettivamente speso. Anni fa, 380 milioni di euro furono persi per gravi carenze nella gestione. E nel 2024, 181 comuni siciliani sono stati sanzionati per non aver usato i fondi della democrazia partecipata.

Quando questi fondi tornano indietro, vuol dire meno infrastrutture, meno assistenza, meno lavoro, più emigrazione.

Lo chiamano aiuto: in realtà è solo un osso

Il contributo straordinario di €2.500 a famiglia, che il governo Schifani ha definito “un segnale di attenzione”, è una tantum. Non è mensile. E basta appena a coprire le spese di luce e gas per un anno. Nulla più.

È il classico osso buttato al cane dopo averlo tenuto alla fame e legato alla catena.

E Schifani si congratula pure con sé stesso per aver concesso l’elemosina.

La vera mafia è il sistema

Mentre i cittadini vengono perseguiti per pochi euro di evasione o bollette non pagate, i politici si mantengono due famiglie — quella ufficiale e quella parallela — con stipendi che sono tra i più alti al mondo.

In molti casi possono permettersi anche il vizio dei ricchi: fare uso di cocaina, come il famigerato Gianfranco Miccichè, che si recava con l’auto blu a comprarla o mandava un ristoratore a prenderla per lui.

Quanti altri Miccichè ci sono? Forse anche dentro l’antimafia stessa. È accaduto anche alla giudice Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, condannata a 8 anni e 6 mesi per corruzione e ora agli arresti domiciliari. Se davvero finisse in carcere e decidesse di collaborare, scopriremmo l’intero sistema politico-mafioso italiano che attraversa tutti i partiti, da destra a sinistra.

È venuto il momento

È giunta l’ora che il popolo siciliano sospenda l’obbedienza cieca a un sistema che lo ha tradito, e riprenda in mano la propria sovranità. È tempo di interrogare, indagare e denunciare pubblicamente la catena di abusi che, sotto il nome di Stato e legalità, ha impoverito l’isola.

È arrivato il momento che il popolo siciliano si prenda una pausa dai diritti del calcio e cominci a monitorare le irregolarità che contano davvero: quelle sui propri diritti democratici.

Perché anche chi oggi riesce a campare, domani vedrà i propri figli pagare il prezzo di questo sistema. E non tutti potranno far parte di questi escamotage dove si prendono stipendi da uffici che non si sa nemmeno dove si trovano.

È un diritto dei siciliani sapere come vengono spesi i loro soldi. I soldi pubblici appartengono al popolo, non ai partiti. I politici non sono i padroni della Sicilia: sono (o dovrebbero essere) i suoi servitori.

Sicilia Indipendente annuncia che presto sarà attivo un indirizzo email dove potrete inviarci prove, documenti e segnalazioni su altri casi di corruzione politica e abusi di sistema. Essendo la nostra sede negli Stati Uniti, godiamo pienamente del diritto costituzionale alla libertà di stampa e alla protezione delle fonti. Nessuna autorità potrà costringerci a rivelare l’identità di chi ci fornisce informazioni. Questo ci permette di tutelare ogni cittadino onesto che voglia denunciare, sempre nel rispetto della legge.

Sicilia Indipendente: libera, onesta e laboriosa.

Non lasciamo che l’impunità diventi la norma. Il risveglio comincia da qui

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