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🕵️‍♂️ INCHIESTA, VERGOGNA E FUTURO DISTRUTTO: LA SICILIA NON DIMENTICHERÀ

May 3, 2025May 3, 2025 By admin

🧑‍💼 Il caso De Gennaro, Prestipino e il sistema di potere

È doveroso porsi una domanda che per troppo tempo è rimasta soffocata nella polvere degli archivi e nelle nebbie della propaganda: Gianni De Gennaro fu davvero un servitore dello Stato o fu messo in Sicilia per sorvegliare, frenare – o peggio – tradire Giovanni Falcone?

Quando Falcone fu trasferito a Roma nel 1991, De Gennaro era a capo dello SCO (Servizio Centrale Operativo), e solo dopo la sua morte venne promosso ai vertici della DIA. In quegli anni, le bombe scoppiavano, i giudici morivano, e gli uomini “giusti” venivano premiati. È un dato di fatto che, nella storia della Repubblica, molte promozioni siano avvenute sulle macerie di chi ha lottato davvero per la verità.

Chi può escludere che De Gennaro, uomo dei servizi e braccio operativo dell’intelligence antimafia, non fosse inviato proprio per tenere Falcone sotto controllo? Chi può garantire che non abbia avuto un ruolo nel clima di isolamento che lo uccise? Chi può negare che, dopo le stragi, fu lo stesso Stato – quello politico e “profondo” – a ricompensare i più fedeli?

Oggi ritroviamo De Gennaro a capo del consorzio Eurolink per il Ponte sullo Stretto. Non come tecnico, ma come uomo del sistema. E allora il dubbio è più che lecito: chi ha frequentato i luoghi del sangue e ne è uscito sempre più potente, può davvero garantire legalità a un’opera che vale oltre 120 miliardi di euro?

Questa domanda non è diffamazione. È memoria. È protezione del futuro.

Il 1º aprile 2025, in un ristorante romano sorvegliato dalle autorità, si è tenuto un pranzo che oggi scuote l’intero sistema istituzionale italiano. Il protagonista più discusso è Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. Avrebbe infatti condiviso informazioni riservate su indagini contro la ‘ndrangheta con Gianni De Gennaro, presidente del consorzio Eurolink (che cura il progetto del Ponte sullo Stretto) e Francesco Gratteri, consulente per la sicurezza dello stesso progetto.

Gratteri è un ex alto dirigente della polizia, da non confondere con il magistrato Nicola Gratteri. Pur non essendo al momento indagati, la presenza a quel tavolo di due figure coinvolte in una grande opera pubblica ad altissimo rischio mafioso solleva interrogativi inquietanti: com’è possibile che uomini del potere si ritrovino a pranzo con magistrati antimafia per parlare di segreti d’indagine?
 Polizia e dei Servizi Segreti come De Gennaro sia stato collocato proprio a dirigere Eurolink? È stato messo lì per garantire trasparenza e legalità o per raffinare un sistema criminale di Stato in grado di portare avanti in silenzio una delle truffe più grandi della storia italiana?

Ci si deve domandare: si sono serviti di De Gennaro per pilotare la truffa del Ponte di Messina? E stavano forse ragionando, in quel pranzo, su chi dovrà essere il prossimo “sacrificabile”, come già successo in altre stragi di Stato?

È brutto pensare male delle istituzioni? Sarebbe brutto se i fatti non confermassero esattamente questo schema: un sistema politico-criminale che usa la magistratura, i media e il potere statale per proteggere sé stesso, per colpire chi è scomodo, per offrire al popolo qualche colpevole utile – complice o innocente non importa – e mai i veri mandanti, mai i veri gestori.

E i precedenti non mancano: nel caso della strage di Capaci, venne costruito ad arte un falso pentito, Vincenzo Scarantino, che contribuì a far condannare persone innocenti al regime di 41 bis per oltre 23 anni, finché la verità non venne a galla. Quella strage fece saltare oltre cento metri di autostrada: eppure, anziché cercare subito i veri mandanti, il sistema si preoccupò di trovare un colpevole da vendere ai media.

Mostriamo con questi fatti come il sistema politico italiano non solo è corrotto, ma capace di deviare le indagini perfino sui delitti più atroci. Allora immaginiamo cosa può accadere con un’opera da oltre 120 miliardi di euro, sotto il pieno controllo della politica, già oggi minacciata da infiltrazioni mafiose e scandali. È davvero così difficile credere che stiano già cercando il prossimo colpevole da sacrificare, prima ancora che i reati vengano commessi?

Ed è qui che va ricordato un altro nome: Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, presentata per anni come simbolo della legalità antimafia. È stata condannata in via definitiva a 8 anni e mezzo di carcere per aver gestito in modo criminale i beni confiscati ai mafiosi, distribuendo incarichi e risorse a parenti e amici. Il documentario Netflix “Vendetta: la vera storia di Silvana Saguto” ha mostrato come la magistratura abbia sfruttato il patrimonio mafioso per costruire carriere e ricchezze personali.

Questo dimostra che usare una figura istituzionale come De Gennaro non è garanzia di trasparenza, ma può significare perfezionare la truffa all’italiana. Il sistema si serve di tutto: mafiosi, ‘ndrangheta, apparati deviati, e uomini di apparente onorabilità per rafforzare la facciata.

Per l’ennesima volta siamo davanti a uno schema che si ripete:

  • Infrastrutture promesse e mai completate.
  • Miliardi scomparsi.
  • Politici coinvolti e mai condannati.
  • “Patsy”, cioè vittime perfette da sacrificare – capri espiatori incastrati e offerti all’opinione pubblica.
  • Popolo siciliano etichettato come mafioso.
  • Deturpazione del paesaggio: pale eoliche arrugginite sulle colline, cantieri infiniti, cemento nello Stretto.
  • Migliaia di famiglie espropriate e abbandonate.

È davvero normale che il capo di una procura antimafia si ritrovi a pranzo riservato con l’ex capo dei servizi segreti, oggi presidente di Eurolink, proprio mentre l’Italia si prepara alla più grande opera pubblica mai costruita? No. È inquietante. E deve far riflettere ogni cittadino onesto.

Un progetto che frutterebbe non milioni ma miliardi di euro al sistema politico-criminale del “Made in Italy”, costruito sulla pelle dei siciliani, e pronto a scaricare le colpe sulla mafia o su qualche pedina di comodo.

E se a pagare il conto, ancora una volta, è la Sicilia… pazienza. Tanto nel vocabolario del potere italiano, “siciliano” e “mafioso” sono sinonimi. Ed è proprio questa la più grande vergogna nazionale.

🏗️ Chi è Gianni De Gennaro e cos’è Eurolink?

  • Gianni De Gennaro è stato capo della Polizia di Stato dal 2000 al 2007 e in seguito sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi Segreti.
  • Ha sempre avuto ruoli chiave nello Stato, soprattutto in materia di sicurezza e intelligence.
  • Oggi è presidente del consorzio Eurolink, che è responsabile della realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Eurolink S.c.p.A. è:

  • Un consorzio formato nel 2004 per costruire il Ponte.
  • Guidato da Webuild (ex Salini Impregilo), insieme ad altre imprese italiane e internazionali.
  • Incaricato dalla società pubblica Stretto di Messina S.p.A.
  • Il braccio operativo del progetto, con rapporti diretti con governo, regioni e apparati statali.

Come presidente di Eurolink, De Gennaro ha un potere enorme e supervisiona non solo la parte tecnica, ma anche politica e relazionale dell’opera più costosa d’Italia.

💸 Quanto costa davvero questo Ponte?

Mentre la stampa ripete la cifra di 13,5 miliardi di euro, le stime vere sono ben più alte:

  • Oltre 70 miliardi di euro per infrastrutture stradali e ferroviarie complementari.
  • 15 miliardi stimati solo per i collegamenti sul lato siciliano.
  • 25 miliardi per l’integrazione con l’alta velocità.
  • Più di 1 miliardo già speso in penali, progettazioni e sprechi.

Totale: oltre 120 miliardi. Una cifra che potrebbe distruggere l’economia siciliana e nazionale se le cose dovessero andare storte. Ma chi pagherà?

🏚️ I veri rischi: Sicilia sfrattata e poi abbandonata

Secondo i piani, oltre 4500 famiglie potrebbero essere espropriate. Ma se il progetto dovesse bloccarsi a metà, come già successo in decine di opere incompiute, a pagare sarebbero solo i siciliani:

  • Famiglie sfrattate per nulla.
  • Immagine dell’isola distrutta da cantieri eterni e ferite ambientali.
  • Infrastrutture e paesaggi devastati.

🚢 Un futuro tradito: traghetti, lavoratori, interi settori sacrificati

Il Ponte mette a rischio migliaia di lavoratori legati ai traghetti, al turismo locale, e alle imprese che vivono del transito marittimo. Non solo: la Sicilia ha già centinaia di infrastrutture incompiute che attendono da anni. Investire in quelle, significherebbe dare lavoro vero e utile:

  • Strade da completare.
  • Dighe e fiumi da sistemare.
  • Boschi da proteggere e valorizzare.
  • Intere aree da bonificare, inquinate da decenni di petrolio e chimica pesante.

🌪️ L’orrore delle pale eoliche fantasma

Nel cuore della Sicilia interna, interi parchi eolici sono stati montati senza nemmeno i motori, lasciando solo piloni arrugginiti tra le campagne. Una truffa ambientale e politica, che ha rovinato il paesaggio e non ha prodotto nemmeno un kilowatt, ma ha arricchito imprenditori legati a certi partiti e consorzi.

❓ Le domande che contano

🧾 1. Se 4500 famiglie vengono sfrattate e il progetto viene interrotto, i politici rispondono del danno d’immagine e sociale?
No. Non esiste una legge che li punisca, salvo reati specifici. Le famiglie restano sole.

🧾 2. Se già ora lo Stato teme infiltrazioni mafiose, può poi dare la colpa solo alla mafia se spariscono i soldi?
Sì, lo fa sempre. Anche se era suo dovere prevenirle.

🧾 3. Politici e mafiosi possono rubare insieme e poi far pagare il popolo?
Sì. Già successo. E succederà ancora.

🧾 4. Si può fare una legge che punisca tutti i partiti coinvolti se scoppia la corruzione?
Non ora. Ma è proprio quello che chiediamo come Siciliani Indipendenti.

📣 Conclusione: è un sistema politico-criminale, e il conto lo paga sempre la Sicilia

📜 Art. 54 della Costituzione Italiana: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore.”

Eppure, quando si parla di grandi opere in Sicilia, l’onore viene barattato con interessi, voti e potere. Nessuno risponde mai delle devastazioni ambientali, delle truffe sui fondi pubblici, o delle famiglie sfollate per cantieri mai completati. Il Ponte sullo Stretto è solo l’ultimo atto di una tragedia già scritta.

👥 Testimonianza anonima – lavoratore traghetti:

“Io ho tre figli. Con questo ponte, rischiamo in migliaia di perdere tutto. Ma ci trattano come numeri. Se chiudi una tratta navale per far passare il progresso, almeno garantisci un futuro a chi la vive. Invece ci usano e ci gettano via.”

🛡️ Proposta di legge popolare
Noi di Sicilia Indipendente chiediamo l’introduzione di una Legge Costituzionale per la Responsabilità Politica Collettiva nei grandi appalti pubblici:

  1. Se emergono reati di corruzione, frode o danno erariale durante l’esecuzione di un’opera pubblica:
    • Vengano sciolti i partiti coinvolti o responsabili politici diretti.
    • Tutti i rappresentanti al governo nel periodo interessato siano interdetti dai pubblici uffici.
    • Le famiglie espropriate senza beneficio pubblico abbiano risarcimento automatico dallo Stato.
  2. I fondi destinati alle grandi opere siano vincolati per legge alla conclusione delle infrastrutture locali incompiute.

📣 Questa proposta non è utopia, è giustizia preventiva. E se davvero si vuole il ponte, si abbia almeno il coraggio di blindarlo contro i soliti ladri in giacca e cravatta.

Noi non siamo contro il lavoro. Noi vogliamo il lavoro vero, non quello delle “grandi opere” truffaldine. Lavoro è rimettere a posto tutto ciò che è stato abbandonato. Lavoro è bonificare le terre inquinate dai petrolieri, ricollegare le comunità isolate, creare turismo e cultura.

Questo ponte rischia di diventare l’ennesima cicatrice nel corpo della Sicilia. E mentre lo costruiscono con i miliardi dei siciliani, già progettano come dargli la colpa alla mafia, per lavarsene le mani.

E intanto la premier Giorgia Meloni pensa alla campagna elettorale, promettendo “grandi opere”, ma chiudendo gli occhi davanti al disastro che già accade nel suo mandato attuale.

Noi di Sicilia Indipendente diciamo basta.

Non vogliamo più pagare per le loro truffe. Vogliamo giustizia, verità, e dignità.

E se oggi ci troviamo di fronte a una figura come Gianni De Gennaro, che dopo anni di carriera in ruoli chiave dello Stato si ritrova al vertice di Eurolink, dobbiamo porci anche un’altra domanda: questa carriera è stata costruita come difensore della legalità o come pedina di un disegno più oscuro?

Come possiamo credere che lo stesso uomo presente negli snodi più delicati delle indagini antimafia — dai tempi di Falcone, all’estradizione di Buscetta, alla direzione della DIA, fino ai servizi segreti — sia oggi semplicemente un tecnico messo lì per costruire un ponte? O è forse un ingranaggio fondamentale di quel “sistema Italia” capace di usare mafia, Stato e affari come un’unica macchina da guerra contro la verità?

La storia ci ha mostrato che troppe volte la legalità è stata venduta come facciata. E allora, anche oggi, il sospetto che si stia preparando l’ennesima operazione in cui tutto è già scritto – chi guadagna, chi perde, e chi sarà il prossimo da sacrificare – non è più solo paranoia. È analisi. È autodifesa.

📣 E allora ci chiediamo:
Può il popolo siciliano continuare ad essere vittima di un sistema politico-criminale che non guarda in faccia nessuno, né a destra né a sinistra? Un sistema che si serve dei burattini politici locali per legittimarsi, mentre noi, il popolo vero, veniamo umiliati, sfrattati, etichettati e derubati. Dal 1861 ad oggi siamo schiavi di uno Stato che non ci ha mai liberato davvero, ma che ha usato la Sicilia come terra da depredare e da insultare.

O adesso cambiamo tutto, o saremo complici del nostro stesso martirio.

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