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CANDIDARSI NON È LA SOLUZIONE: CE LO RICORDA IL MOVIMENTO DEI FORCONI

August 2, 2025August 2, 2025 By admin

C’è chi oggi, come Favas, sostiene che l’indipendenza della Sicilia sia un’illusione, una strada impossibile, addirittura una trappola. Ma la storia recente dice altro.

I Forconi, guidati da Mariano Ferro e Franco Crupi, sono riusciti a mobilitare oltre 40.000 Siciliani — non 300, né 600 — radunandoli davanti alla sede della Regione Siciliana. Una marea umana come non se ne vedevano dai tempi di Andrea Finocchiaro Aprile, capace di unire il popolo Siciliano sotto la stessa bandiera di protesta. E dove li hanno radunati questi 300, Favas e company? Certamente non davanti alla sede della Regione.

E bastava un segno simbolico per entrare tutti nel Palazzo della Regione — pacificamente e simbolicamente. Davanti c’erano solo sei poliziotti, e sarebbe bastato convincerli con il dialogo che la lotta dei Forconi era anche la loro. Ma il tanto sopravvalutato Mariano Ferro cercò un accordo, facendosi convincere a candidarsi alla Regione senza fondi nemmeno per la benzina e senza alcuna esperienza in campagna elettorale. Cadde nella trappola che il sistema politico italiano aveva preparato con astuzia.

Così fu: un vero esercito di Siciliani, resistenti sotto la pioggia e sotto il sole, venne disarmato non dal nemico, ma dalla debolezza del suo stesso condottiero. Manifestarono con coraggio anche sotto il caldo insopportabile di luglio, quando perfino chi era al fresco dell’aria condizionata non resisteva. I Forconi — lavoratori, agricoltori, padri di famiglia — mostrarono una resistenza paragonabile solo ai veri vecchi guerrieri Siculi.

Eppure, quell’enorme forza popolare venne tradita dalla paura e dall’ambizione. Il leader che avrebbe dovuto guidare la pacifica ma vera rivoluzione si fece attrarre dai lupi del potere e accettò di candidarsi alle elezioni: da guida del popolo a pedina del sistema. Aveva il carisma per comunicare, ma non il coraggio per condurre.

E se persino loro, che hanno mobilitato oltre 40.000 Siciliani, hanno fallito, figuriamoci se Favas e il suo compagno Ciolino potranno mai radunare una folla simile. Figuriamoci se ci riusciranno, specialmente se già prima di affrontare la battaglia si dichiarano sconfitti. Perché chi crede nella libertà di un popolo, se non è libero dentro, non potrà mai esserlo. E il signor Favas, con il suo video su TikTok, si è già arreso alla causa stessa che vorrebbe portare avanti: difendere la Sicilia, ma volerla difendere cambiando tutto per non cambiare niente. Segue infatti le stesse orme dei leader precedenti, che hanno portato solo fallimenti.

Sun Tzu, nel libro dell’arte della guerra, ci insegna che:

“Un generale valido può guidare un esercito debole alla vittoria, ma un generale debole porterà un esercito forte alla rovina.”

Noi non ce l’abbiamo con Favas, anzi: apprezziamo chi ha il coraggio di metterci la faccia e di parlare ai Siciliani. Ma chiediamo una cosa: documentatevi meglio, leggete la vera storia, parlate con chi ha vissuto le rivolte, guardate cosa è successo davvero.

Favas, Ciolino e tutti i Siciliani che nel vostro piccolo ci mettete la faccia, siete da lodare. Ma è nostro dovere anche consigliarvi: non cadete nella trappola. La vostra lotta è la lotta di tutti i Siciliani che ogni giorno combattono per sopravvivere, pagando gli errori di un sistema politico corrotto, ladro e traditore dei propri cittadini.

La Sicilia non ha bisogno di divisioni interne tra Siciliani. È proprio su questo che il sistema politico italiano ha fatto un ottimo lavoro nel distruggere ogni tentativo di unione, usando da secoli il metodo romano del “divide et impera”, e il moderno panem et circenses.

“United we stand, divided we fall” — Uniti resistiamo, divisi cadiamo.
Questo è ciò che è accaduto ai Siciliani dal 1946 a oggi: siamo sempre caduti non perché fosse facile cadere, ma perché tra i leader ci sono sempre stati critici interni che, invece di lottare per la parità con l’Italia, hanno scelto la sottomissione all’Italia.

Ma oggi il “panem” sta per finire. L’Italia ha il più alto deficit pubblico d’Europa. Il governo Meloni si indebita per comprare armi, mentre le disuguaglianze tra Nord e Sud aumentano, i morti per la mala sanità crescono e la gioventù continua a scappare. Come dal 1860, la Sicilia pagherà il prezzo più alto.

Non si può lottare una causa se non si conosce la storia, con i suoi punti vincenti e perdenti. E non si può mai vincere se si prendono consigli da chi è nato, cresciuto e vive nello stesso sistema che si vuole combattere. Il sistema da combattere è il sistema del Made in Italy, un sistema politico mafioso che è diventato potente con il matrimonio tra Stato e mafia, per poi tradire anche quella. Ma copiandone i metodi, oggi tradisce tutti: chi entra in quel sistema non fa differenza. Il metodo è sempre lo stesso: cambiano i volti, ma non la struttura. L’unica differenza è che chi è al potere beneficia di più. Ma sono tutti complici della distruzione del popolo Italiano — in primis, di quello Siciliano.

Ora un messaggio diretto a Favas, che ammiriamo come Palermitano libero: confrontati con veri indipendentisti, quelli che non si sono mai venduti, quelli che conoscono la storia meglio di te. Studia gli errori di chi ti ha preceduto, così da non cadere nella tana dei lupi politici italiani.

Perché non si elimina la prostituzione in un bordello mandandoci dentro una o due vergini, così come non si combatte il sistema politico mafioso italiano candidando uno o due onesti. Quelle due vergini, entrando, perderanno la loro innocenza. Così accade ai giovani onesti che amano la Sicilia: se entrano in quel sistema, perderanno la loro onestà.

La soluzione è una sola: tutti i veri Siciliani devono combattere uniti contro il sistema corrotto senza candidarsi, ma gridando a una sola voce le ingiustizie che il popolo Siciliano subisce. Uniti, dobbiamo pretendere l’applicazione integrale dello Statuto — oppure chiedere subito l’indipendenza, per violazione continua e sistematica da parte dello Stato italiano, che ha applicato solo le parti dello Statuto che gli convenivano.

Il diritto all’indipendenza del popolo Siciliano è fondato sul tradimento dello Statuto, incluso lo stravolgimento dell’articolo 43, che prevedeva un garante Siciliano e uno italiano. Oggi, è solo l’Italia a controllare il rispetto dello Statuto: una frode politica che può essere denunciata davanti alla Corte Internazionale.

Su questo, diciamo ai giovani come Favas: contattate Giuseppe Sciortino Giuliano, Franco Crupi, l’architetto Sebastiano Caruso, l’avvocato Umberto Mendola e altri che conoscono più storia di voi, che non si sono mai piegati e che possono guidarvi senza compromessi.

Favas, tu ami Palermo? Allora unisciti a chi la ama quanto te, ma ne conosce ogni tradimento. Non seguire il percorso di chi si è candidato pensando di cambiare il sistema: il sistema politico italiano è una mafia legalizzata, e solo tenendoci divisi continueranno a vincere.

Ascoltate la vera storia della Sicilia del dopoguerra, e allora avrete idee chiare.

La Sicilia non è impossibile. È stata tradita. Ma può ancora rinascere.

La libertà comincia da dentro. Se non ci credi, non la conquisterai mai. E se parli solo per parlare, sarai tu stesso a rafforzare il potere di chi ti opprime.

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