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Truffa travestita da amore per i cavalli: la verità dietro la crociata contro le carrozze siciliane

July 7, 2025July 8, 2025 By admin

Mentre in TV e sui giornali alcuni politici si fingono paladini del benessere animale, la verità viene oscurata da una nube di propaganda e ipocrisia. Fabrizio Ferrandelli, Ismaele La Vardera, Viviana Raja, Domenico Bonanno e altri personaggi in cerca di visibilità non parlano a nome del popolo, né tanto meno degli animali. Parlano per interessi. E mentre lo fanno, i veri lavoratori — i cocchieri di Palermo — vengono trattati come criminali.

✅ Giuseppe Urso, portavoce dei cocchieri di Palermo, ha denunciato con fermezza l’ipocrisia del Comune. Nel 2019, tutti i 32 cocchieri sono stati obbligati a spendere oltre 13.000 € ciascuno per adeguare le loro carrozze alle norme comunali (ruote gommate, freni, ecc.). Un investimento fatto nel rispetto della legalità e del benessere degli animali. Hanno anche firmato un patto d’intesa per limitare il servizio solo fino alle 12 e poi dalle 16 in poi, proprio per evitare l’uso durante le ore più calde.

Esattamente come accadde ai ristoratori durante il periodo COVID: costretti a spendere dai 40.000 ai 70.000 euro per installare plexiglass e altre misure di sicurezza, e poi lasciati fallire con chiusure forzate. Centinaia di migliaia di locali sono stati distrutti da scelte politiche irresponsabili. È questa la politica che vogliamo in Sicilia?

E ora? Quegli stessi politici vogliono gettare tutto alle ortiche, eliminare le carrozze tradizionali e sostituirle con veicoli elettrici provenienti — guarda caso — dalla Cina. Carrozze che, secondo molte voci nel settore, non durano nemmeno un mese e sembrano fatte apposta per generare affari truccati e sprechi di denaro pubblico.

Ma chi decide tutto questo? Non certo i cocchieri. Urso ha dichiarato chiaramente che loro non sono stati coinvolti in alcun tavolo decisionale. Il Comune parla di “transizione”, ma impone dall’alto. La democrazia si applica solo quando conviene?

Il sospetto è forte: si sta creando un polverone morale per nascondere altro. Chi ci guadagna da queste forniture? Chi finanzia queste manovre? Perché un tale accanimento contro una categoria che da secoli rappresenta il volto di Palermo? Cosa c’è dietro le azioni di Enrico Rizzi, che non ha mai accudito un cavallo, non sa cosa significhi curarlo, mantenerlo, pulirgli gli zoccoli, lavarlo ogni giorno, tenere la stalla pulita, combattere le mosche cavalline? E che lavoro fa Rizzi? Come si finanzia? Da dove prende i soldi per viaggiare e gridare contro i lavoratori? Il suo stesso profilo pubblico invita a “sottoscrivere un abbonamento” per sostenerlo. Ma chi lo controlla?

Perché nessun giornalista ha mai seguito un cocchiere per un’intera giornata, come hanno fatto a New York prima di ritrattare le accuse? Perché non si parla di ciò che davvero serve ai cavalli: combattere i macelli, vietare la loro carne nei supermercati, migliorare i controlli veterinari.

La loro ignoranza è totale: né Rizzi, né La Vardera, né Raja, né Ferrandelli, né Bonanno sanno nulla della cura quotidiana dei cavalli: pulizia degli zoccoli, igiene della stalla, disinfezione, gestione dello stress animale, alimentazione, cura delle mosche cavalline, prevenzione delle coliche, mantenimento della corretta umidità degli zoccoli. Tutto ciò che richiede dedizione quotidiana e amore vero. Questo dimostra che parlano solo per ideologia o per soldi.

E per chi pensa che il caldo sia una condanna: i cavalli sono animali straordinari. Sono capaci di resistere a temperature estreme, anche fino a 50 gradi sotto il sole o -20 sotto zero. Lo dimostrano cavalli che vivono in climi artici come in Mongolia o desertici come in Nord Africa. Inoltre, il cavallo è in grado di dormire anche in piedi, recuperando energie senza difficoltà. Se ben curato, con pause d’acqua e ombra, non c’è alcun rischio per la sua salute. A Palermo, i cavalli lavorano solo dalle 8 alle 12 e poi dopo le 16, cioè negli orari meno caldi. E fanno percorsi brevi, spesso meno di un chilometro per volta.

E allora la domanda diventa chiara: è davvero amore per i cavalli o un nuovo affare da milioni? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E se è vero che il partito di Cuffaro — ex condannato con sentenza definitiva per mafia — sta cercando di mettere le mani sulla sanità, levandola ai catanesi — ricordiamo che un ex manager, parente di un giudice, è uscito a sorte da accuse pesanti — allora questa campagna sulle carrozze puzza di cortina fumogena.

I nomi di questi politici falsi — Ferrandelli, La Vardera, Raja, Bonanno — il vero popolo siciliano li ricorderà. Sono quasi tutti della DC rifondata da Salvatore Cuffaro, e questa scelta cuffariana tocca in particolare la zona di Agrigento. Con il nostro appello a tutti gli amici dei cavalli, mostreremo che se stanno attaccando i cavalli delle carrozze palermitane anche dopo che i test di stress effettuati e mandati all’Università di Messina hanno dimostrato l’assenza di maltrattamenti, immaginate cosa faranno con i cavalli da sfilata o da lavoro.

Questa notizia deve bastare a far capire a tutti gli amici dei cavalli che Cuffaro e il suo partito sono contro i cavalli. Il signor Cuffaro, già sicuro di sé, ha reclutato politici in tutta la Sicilia. Ma chi oggi punta a rimettere piede nelle istituzioni dopo una condanna definitiva, rischia di vedere il proprio sogno svanire davanti alla dignità di un popolo che non dimentica. Perché Agrigento e la sua provincia hanno ancora più da perdere di Palermo, e schierarsi con un incompetente, ignorante e provocatore come Rizzi li porterà tutti alla rovina politica. Diventeranno comuni mortali senza potere, come meritano.

La verità è che i cocchieri non hanno nulla da nascondere. I loro cavalli sono curati con amore, lavati, strigliati, protetti ogni giorno. La loro passione è la vera tutela del cavallo, non i microfoni, non i like, non gli applausi finti.

Chi elimina le carrozze oggi, domani eliminerà i carretti dalle feste, dopodomani dirà che i cavalli non devono nemmeno essere toccati, e infine li sostituirà con robot cinesi. È questo il futuro che vogliamo?

Noi di Sicilia Indipendente diciamo no.

Proteggiamo la nostra identità con cavalli e carrozze: chiediamo parcheggi attrezzati con fontane d’acqua come nei millenni passati, affinché i cavalli abbiano punti di ristoro, come le pensiline per gli autobus. Queste sono richieste costruttive, per migliorare ciò che già esiste — non il metodo criminale del “Made in Italy” che distrugge tutto senza ascoltare chi conosce il mestiere.

Facciamo appello a tutti i cocchieri, carrettieri, maniscalchi, allevatori, appassionati di cavalli, a unirsi in un voto di sfiducia legittimo, previsto dall’art. 104, comma 5 della legge elettorale del 1957: presentarsi alle prossime elezioni e RIFIUTARE LA SCHEDA come atto di protesta contro chi ci vuole togliere tutto.

La Sicilia è dei siciliani. I cavalli sono parte della nostra storia.
Non si vendono. Non si macellano. Non si elettrificano.

Chi ama i cavalli, chi vive la tradizione, chi lavora con dignità non deve più stare in silenzio. La voce dei giusti, anche se scomoda, è l’unica che può fermare la menzogna.

— Sicilia Indipendente

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